she's coming...

...per spezzare l'attesa che ci separa all'otto agosto, vi linko i programmi di qualche festival estivo in terra padana. sono sicura che qualcuno di voi si esalterà un sacco leggendo certi nomi... ^_^
festival di musica resistente (colonia sonora, settimo torinese)
chicobum festival (borgaro torinese)
asti musica (asti)
e vi ricordo il 17/7 ben harper all'arena di verona e il 19/9 i pearl jam a torino nel palaimpronunciabile.
se pensate di esserci a qualche data fate un groar...
vi sfido a commentare in lingua dòdica.
il dòdico (o lingua dòdica) è, com'è noto a tutti, la lingua parlata dai dodo prima della loro estinzione. gli studiosi sono riusciti a risalire alle regole principali della grammatica e del lessico dòdico. riporto qui le regole principali.
funziona così:
- se la parola inizia con vocale, si aggiunge il prefisso dod-.
- se inizia con la lettera d, si aggiunge il prefisso do-.
- se inizia con consonante diversa dalla d non si aggiunge nessun prefisso, ma un suffisso: si aggiunge a fine parola la lettera -d seguita dalla vocale finale della parola (casa=casada). se la vocale è accentata, l'accento si sposta sulla vocale aggiunta ( ì diventerà idì ).
fanno eccezione:
- le parole che contengono la sillaba do, nelle quali si inserisce una seconda sillaba "do" senza nessun prefisso né suffisso (prepomondo=prepomondodo; mondobirbo! = mondodobirbo!).
- le parole che terminano con consonante, che prendono il prefisso -do(d), indipendentemente dall'iniziale (splinder=dosplinder; elliot=dodelliot)
- a piacere, al fine della leggibilità del testo, si possono lasciare invariati gli articoli, le congiunzioni, le preposizioni, tutte le altre particelle monosillabiche, tutte le parole parole brevi. se farlo e in quale quantità è a discrezione dello scrivente.
- la parola dodo e i suoi derivati restano sempre e comunque invariati a meno che non vogliate scrivere il testo di du du du da da da.
alcuni esempi:
è = dodè
ruggito = ruggitodo
disordini evolutivi = dodisordini dodevolutivi
groar = dogroar
brividabadibidi = brividabadibididi
sono proprio scema = sonodo propriodo scemada
e così via = e cosidì via / e così viada
e adesso un piccolo esercizio di traduzione dodico-italiano, miei piccoli amici. ecco a voi la trascrizione in lingua dodica di due dialoghi avvenuti ieri tra me e mamma doda (il primo è riferito alla maglietta della capra girgentana di cui parlavo nel post dodo in fiera).
1.
dodo: mammada, guardada la magliettada che mi sono compratada dodalla fiera! non dodè stupidissimada la capra dodisegnata?
mamma doda: dodabbastanza! (se mamma doda fosse stata raffreddata sarebbe stato fraintendibile,ndr)
dodo: ma dodannusa un podo'... l'hodo messa a lavarede che puzzavada dodi qualcosada dodi strano, ma la puzzada c'è dodancora!
mamma doda (annusandodo): e giadà!
dodo: dodè una puzza stranada, tipo dodi collada...
mamma doda (sempre annusandodo): ...sidì...dodi caprada!!!
2.
mamma doda: il lavandinodo ha smessodo dodi perdere.
dodo: dodadesso vincede?
mamma doda (serissimada): dosì!
vi sfido a commentare senza usare la lettera d.
finalmente (?) la chiesa si è pronunciata esplicitamente su pacs e unioni di fatto. mister papa ratzinger ha dichiarato che non bisogna confondere le unioni matrimoniali con altri tipi di unioni basate su amori deboli. caspita gente bisogna informare tutti gli omosessuali che convivono da anni che si sono sbagliati! che devono subito lasciarsi e unirsi in un matrimonio basato su un amore forte! tanto è previsto il divorzio.
sempre in questi giorni, nella mia città, un ragazzo impegnato in politica (non ricordo il suo nome e non trovo più il giornale con l'articolo) ha organizzato una manifestazione a porta palazzo, il quartiere multietnico di torino anche noto come quadrilatero romano. sarà una manifestazione a favore del voto agli immigrati, per cui il nostro sindaco si sta battendo da mesi? sarà una manifestazione contro il razzismo? dite? io dico di no, dato che il nostro amico è un giovane esponente della lega nord, e la manifestazione consisterà nel distribuire centinaia di manganelli di plastica neri agli abitanti del quartiere, come simbolo del bisogno di difendersi e debellare i fastidiosi parassiti extracomunitari.
vi sfido a commentare senza bestemmie.
prima dell'era glaciale mica succedevano certe cose. oggi i mammiferi hanno un po' perso la zucca, e alla fiera potevi vedere di tutto.
hanno piazzato nelle sale ipertecnologiche con superproiettori e megaschermi da cinema le presentazioni che non avevano bisogno di proiettare niente di niente. invece la presentazione del libro 'un altro sguardo', una raccolta di bellissime fotografie scattate dai bambini di rio a spasso per le favelas, l'hanno organizzata in una saletta senza proiettore. che gli autori dovevano spalancare la loro copia del libro e tenerla sopra la testa per far vedere a tutti la foto di cui stavano parlando, e si cimentavano nell'arte del far stare in piedi un libro senza supporto, con la meticolosità di chi costruisce un castello con le carte.
anche la presentazione dell'ultima pubblicazione di cinzia ghigliano, una selezione di dipinti che traducono in colore le suggestioni delle canzoni di de andré, è stata argutissimamente organizzata all'interno del caffè letterario lavazza, dove non c'è l'ombra di uno schermimicino, neanche delle dimesioni di quello del gemboy. la cinzia si è sbizzarrita in spiegazioni e gesticolamenti da guinness per cercare di farci visualizzare in qualche modo i dipinti, peraltro con risultati minimi.
ma bisogna dire che a parte questo i mammiferi della fiera hanno fatto un gran bel lavoro. passeggiando tra le centinaia di banchi ricoperti da pagine scritte e copertine colorate era possibile imbattersi in qualsiasi cosa.
potevi trovarti su un palco, in un angolino del padiglione 2, massimo bubola che parlava del modo in cui lui e fabrizio componevano i dischi, come fossero dei piccoli quadri, scrivendo ogni canzone come se fosse un colore da aggiungere sulla tela. e subito dopo ti si presentava davanti mauro pagani, splendido e dolcissimo, tutto preso a raccontare di serate trascorse in macchina sotto la neve a chiacchierare con faber di sacro e profano.
aprendo un tendone potevi trovarci dentro un gruppo di musicisti africani che scatenavano il delirio di decine di passanti anche abbastanza agé, coinvolgendoli in balli scatenati al suono di bonghi e djambé. dentro lo stand rosa fluo del torino world pride c'erano dei fichissimi ragazzi che sculettando sulle note di madonna al tuo ingresso ti assalivano riempiendoti di volantini altrettanto rosa.
poi ti sedevi sulla panca morbida e gommosa di linguamadre ad aspettare, e succedeva che sul palco compariva di nuovo mauro pagani, questa volta con una missione precisa: far vivere su quel palco il suo 'creuza de ma', nuova versione del disco che vent'anni fa aveva composto insieme a de andré (nonché il disco di faber che più amo in assoluto). e pur essendo un concerto gratuito in una delle tante sale della gigantissima fiera, centinaia di persone restavano inchiodate ad ascoltare in religioso silenzio quell'ora e quaranta di pura magia, riuscendo a schiodarsi dalla sedia solo per la standing ovation alla fine dell'ultimo bis, un' 'impressioni di settembre' da lacrime.
succedeva questo e anche di più. ad esempio che avviandoti verso l'uscita passavi davanti alla porta della sala rossa e nell'oblò vedevi ezio guaitamacchi dentro due stivaletti marroni e un gilé rosso alla aladino, che impazziva alla chitarra suonando jimi hendrix. allora entravi, ti sedevi ad ascoltare e a riposare gli occhi pieni di luce al neon dentro quella stanza buia. ezio finiva di suonare e ti accorgevi che quello seduto accanto a te era massimo bubola, e dopo pochi secondo era sul palco a declamare una poesia su bob dylan.
cose da matti. poteva succedere di tutto, anche questo, e alla fine non è stato poi così male. certo che in quella distesa infinita di libri uno non sapeva come muoversi e cosa cercare, e tutti i mammiferi uscivano con sacchetti pieni di opuscoli riviste e cataloghi rubacchiati qua e là, solo pochissimi con qualche libro. io ho comprato una maglietta dello slow food, perché era troppo bella. verde limone con davanti il muso di una capra viola scema da morire e la scritta 'c'era una volta la capra girgentana'. taglia bimbi 8/9 anni. va bene, anche se dovrò allargare il colletto perché non mi ci passa il becco.
all'uscita diluviava sulle strade buie. c'era gente che usciva con la testa completamente infilata in scatole di cartone con due piccoli buchi per gli occhi. tanti piccoli e.t. in fuga verso la notte. io avevo solo il sacchettino di carta della capra girgentana. sono arrivata a casa con le piume fradice.
it's been a beautiful day even after the rain.
dopo aver scoperto che: sono krusty il clown. il mio vero nome messicano sarebbe solymar e quello di evolvingdodo sarebbe rosaria (??!??). dato che mio padre si chiama giorgio, il mio daddy modello è dick cheney -__-, mentre papà dodo è george clinton (di cui vi consiglio di vedere il facciotto). ma che al secondo tentativo sarebbe johnny depp (gh.). che chiunque trasformato in un personaggio del pianeta delle scimmie assomiglia incredibilmente a pete postelthwaite. dopo aver fatto decine di questi test altamente culturali, sprecando minuti preziosi che avrei potuto impiegare, chessò, grattandomi la pancia leggendo l'ultimo numero di tutto rat-man. dopo aver appurato che tutte le ospitesse di mighèle cucuzza sono umili, in un uomo cercano la sincerità e ciò che più odiano nelle persone è l'ipocrisia. dopo tutte queste rivelazioni sento di dover
dare una sferzata cuccu cuccu culturale a questo post. quindi chiudo il ratto, mi dò un certo tono e vi consiglio uno degli ultimi libri che ho letto: russendisko di wladimir kaminer. una serie di racconti autobiografici ma romanzati al punto giusto, in cui l'autore riporta le avventure più divertenti vissute a berlino dopo la fuga da mosca nel 1990. si legge tutto in un pomeriggio. c'è la giusta dose di storia e politica per poter mantenere un certo contegno mentre lo si legge grattandosi la pancia, ma c'è anche un sacco da ridere e a tratti da scompisciarsi. e non solo per il solletico vicino all'ombelico. se non vi fidate, qui potete leggerne qualche estratto. kaminer è un personaggione tutto da scoprire. è russo ma scrive in tedesco, assomiglia un po' a davide van de sfroos (^__^) e ha anche il russendisko blog. per finire con lo stesso contegno, eccovi il programma della fiera del libro di torino, che inizia oggi.