ho letto che vicino a berra, in provincia di ferrara, ogni anno ad agosto si tiene la fiera mondiale della zanzara. ci sono le degustazioni di zanzasapori (non voglio sapere non voglio sapere), tornei di zanzaquiz, un concorso di zanzapittura (mi piace la parola). ma il culmine della festa è la gara della tavra, la puntura più gonfia (vincerei!). all'ingresso i visitatori sono accolti da una zanzara di ferro di nove metri. quanto mi sento fiera di essere torinese in certi momenti.
beh, ok, sto solo temporeggiando perché non voglio entrare in tema natalizio. ieri sono dovuta andare a torino a caccia degli ultimi due regalini obbligatori, quelli per il fratello maggiore più piccolo (ossì,[il]moro!) e per barbagianni (non voglio off-topicare spiegando da dove nasce il suo nome). non so perché mi sono ridotta all'ultimo momento, ma so che quando sono scesa alla fermata di via po avrei voluto teletrasportarmi all'istante in qualche landa desolata.
ho ho ho! è natale! senti che atmosfera natalizia! guarda quellla signora che sale sull'autobus, va' come spintona tutti, va' che bella spallata dà alla vecchina che sta cercando di scendere, visto che energia si ha sotto natale? guarda quel bimbo che corre verso la fermata urlando all'autista di aspettare, va'! va' che facciotto simpatico ha l'autista che gli chiude le porte sul naso e parte! che carino! vuole arrivare al capolinea in orario, come si è buoni sotto natale! che fiumana di gente sotto i portici di via po! che bello, tutti a comprare regali per i cari! cari regali per i! origliamo un po'? "oh, che minchia gli regalo alla mia tipa?" "boh, non so, io manco so cosa regalare a mia madre" "boh, magari lei non mi regala niente" "boh, aspetta e vedi, se ti fa il reglao le dici che tu l'hai ordinato e poi ne prendi che costa più o meno uguale" "eh, mi sa, se no ne prendo uno che piace pure a me e se mai me lo tengo". che carini... chissà che felice la tipa quando riceverà il tamarretti 2006! ma continuiamo a camminare, che in qualche modo dobbiamo arrivare alla fnac... va' che brava la signora impellicciata e ingioiellata che entra nel negozio di altromercato! adesso fa moda, fare regali equi e solidali? regala la tua pelliccia ai cuccioli della volpe che hai addosso, stronza! (scusate, ma quella aveva una faccia...). va' che strano, non c' più nessun barbone in via po! dove sarà finita quella ragazza che era sempre seduta accanto alla chiesa? e il pittore mezzo matto che era di fronte al negozio di dischi usati? che bello, qualcuno gli avrà trovato un posto caldo dove stare sotto natale! guarda, l'hanno trovato anche a quel ragazzo africano che vende le maschere di legno, quei due omini vestiti di blu con quel buffo cappello lo stanno accompagnando a casa! quante cose belle succedono a natale! ehi, cos'è quella scritta sopra la chiesetta di via sant'ottavio? "presepe". magari è bello, entriamo un attimo a vedere... "presepe del santo natale, ingresso quattro euro". eh va beh, lo vedremo un'altra volta... basta, mi fermo. mi limito a dire che sono sopravvissuta, e ho persino trovato i regali, riuscendo anche a eludere le folli file alle casse della fnac.
è stato bellissimo subito dopo prendere la macchina, caricare ire e igor e partire verso un paesino sconosciuto, per sentire un concerto di un gruppo altrettanto sconosciuto. guidare per mezz'ora attraverso campi e minuscoli paesini e arrivare nel locale, un "night pub" che in realtà si è rivelato essere una minuscola taverna in cui sì, che la cucina ma non abbiamo niente da cucinare, c'è del vino rosso però. prendiamo il vino rosso e ci sediamo in mezzo a una minuscola folla di matti, che crea più calore di mille persone. il gruppo ha già finito di suonare, ma fa niente, riesco lo stesso a salutare il mio amico batterista che non mi riconosce neanche talmente è ubriaco, e subito dopo iniziano a suonare due ragazzi, alternativi è dire poco, che per un'ora ci deliziano con le loro chitarre (una classica e una elettrica) e le loro canzoni stile guccini, con testi degni di capossela cantati da una voce alla tom waits. non hanno neanche un nome. un signore seduto al tavolo accanto a noi a u certo punto si alza, brinda con noi, tira fuori un'armonica a bocca dal taschino e inizia a ballare e suonare in mezzo al pubblico. un ragazzo si siede sul palco, ruba un microfono, e improvvisa la seconda voce. il gruppo precedente era progressive metal. dei capelloni vestiti di nero iniziano a ballare su una cover di vinicio, due ragazze si mettono a urlare e saltare. noi siamo troppo stanchie acciecati dal fumo per partecipare, ma ascoltiamo attenti, teniamo il tempo con tutto quello che ci capita tra le mani e osserviamo quel caos totale che mi fa stare improvvisamente bene. questa sì che è una festa vera, non prevista, immotivata, più densa di significato di qualsiasi festività, religiosa o no.
non lo so perché, ma quest'anno va così. non ho voglia di natale. almeno una volta si andava a scuola, e col natale arrivavano le vacanze. adesso che univèrsito e soprattutto cazzeggio, non cambia molto da qualunque altro periodo dell'anno. sarà anche che non c'è un filo di neve, e qui a torino nelle ultime due settimane c'è stato costantemente un bel sole piazzato in un perfetto cielo blu. fatto sta che devo ancora realizzare che domani sarà natale, e bisognerà almeno fingere di essere felici e contenti. poi in realtà sono contenta un po', sono curiosa di scartare i pacchetti con su il mio nome che ho già visto sotto l'alberello. mi piace che lquell'angolino di salotto che in casa mia non viene mai utilizzato almeno in questi giorni abbia un compito, quello di ospitare l'abetino e la cascata di regalini. perché a noi piace impacchettare tutto, dal burro cacao ai calzini bianchi. (a proposito, qualcuno mi spiega perché i parcheggiatori ultimamente vengono a chiederti le monete e ti offrono calzini bianchi di spugna? i fazzoletti non vanno più di moda?). e non vedo l'ora di vedere i miei fratelloni e i miei amici scartare i regali, perché so che alcuni li faranno sorridere un bel po'. solo mi dà fastidio pensare che mentre li scarteranno, duecentomilioni di persone staranno scartando cravatte riciclate, l'ultimo cd di michael bublé e il tamarretti 2005.
buon finto natale a tutti, scusate lo sconforto. scusate anche la lunghezza del post, ma tanto nessuno arriverà a leggere fin qui. tranne te, misterioso e coraggiosissimo mammifero! data la lunghezza non lo rileggerò neanche, questo post. quindi scusate anche per tutti gli errori che lo costellano. il mio piccì domani va in vacanza, e poi ci vado io. per festeggiare una cosa che preferisco, in cui non servono regali ma solo cascate di spumante e metri di neve con cui giocare. ora vado a fare l'unica cosa con cui mi piace contribuire ai festeggiamenti natalizi, cucinare i dolci. oggi tortona con crema pasticcera e cioccolato fondente e pandoro con zucchero a velo. gnam! ci leggiamo nella prossima era glaciale.
per chi non conoscesse la vera storia di babbo natale, vi rimando al mela-post di qualche giorno fa. dopo che avrete letto e sarete dei mammiferi consapevoli, provate a immaginare l'espressione del mio muso quando stamattina al tg1 ho visto herr papa ratzinger sfilare sulla sua macchinina con in testa un simpatico copricapo per celebrare il santo natale, cioé il cappellino bianco e rosso con tanto di pon pon penzolante. e nicolino si rivolta nella tomba.
è arrivato il fatidico giorno. stasera c'è la "riunione" per decidere cosa fare a capodanno. io odio le riunioni e odio fare programmi a lungo termine, dove per lungo termine intendo più di due ore. infatti odio anche il fatto che tra due ore dovrò uscire per andare alla riunione. fosse per me deciderei il trenta cosa fare, ma non posso perché questa volta sono io che devo garantire un tetto sotto cui festeggiare. che poi so che una volta che ci saremo riuniti starò da dio, perché la riunione consisterà nel trangugiare pizza e fare il pieno di sorrisi con i miei pochissimi strettissimi amici, che ora è quasi un mese che non li vedo ed è un'eternità. inizieremo a organizzare la staffetta di macchine per andare in montagna e la lista della spesa che occuperà tre quablock. e so già che finirà come l'anno scorso, che la staffetta si trasformerà in una disorganizzatissima e sca(/o)glionatissima partenza di macchine che all'ultimo momento si scopriranno essere sprovviste di gomme da neve o catene, ma cariche di borse piene di cibi ipercalorici e cassette di moretti che chi guida non vede neanche un millimetro quadrato di ciò che c'è dietro il vetro posteriore. l'unica cosa che mi dispiace è che so che non ci potranno essere tutte le persone che vorrei con me. io oltre i programmi a lungo termine odio anche le feste comandate, e non mi importa nulla di come e con chi festeggiare compleanni, pasque, natali... ma il capodanno è diverso. capodanno vorrei passarlo ogni anno con le persone giuste, nessuna esclusa. perché nessuno ti verrà mai a chiedere cos'hai fatto l'anno scorso a pasqua, come hai festeggiato il tuo compleanno, se c'erano i tuoi parenti a natale. però ti chiedono cos'hai fatto a capodanno, e anche io me lo chiedo ogni tanto, per non dimenticarmelo. perché se penso a tutti gli anni passati, mi rendo conto che ogni capodanno l'ho passato in un posto diverso, con persone diverse, tranne tre o quattro onnipresenti, le tre o quattro che ci saranno stasera e che ci saranno per tutti i capodanni restanti, ne sono sicura. e mi basta pensare alla tavolata (o tavolina, a seconda degli anni) per capire come rispecchi esattamente tutto quello che l'anno che si stava chiudendo era stato per me. voglio le persone giuste quest'anno a tavola, perché l'anno che sta per finire è stato l'anno più caotico della mia vita e quando ci ripenserò voglio avere l'immagine di uno stuolo di moretti sul tavolo, di quelle tre o quattro persone che sempre ci sono state e sempre ci saranno, e di almeno un paio di quelle che vorrei fare arrivare da più o meno lontano. dopodiché, ovviamente, chiunque è il benvenuto, purché sia incline allo smarrimento per strade sconosciute, non sia fornito di catene e abbia uno stomaco più che capiente.
quanta nevenuta nellavanderia? tanta da tagliarla coltello.
ha un senso, fidatevi, ha un senso. almeno per noi quattro, che stasera saremo seduti insieme attorno a un tavolo. e non capita spesso, ultimamente. anzi, quasi mai. e tra cromosomi di razza ci si capisce.
se mai dire lunedì non fosse finito, suggerirei al mago forest di invitare nella prossima puntata l'associazione di quelli che con lo scooter ai semafori zigzagano tra le macchine ferme finché non sono davanti a tutti, e quando scatta il verde vanno a trenta all'ora e si mettono a destra per farsi superare. groaaaaaarrrrr!!