io (cercando disperatamente il la perduto sulla seconda corda della mia chitarra): "mamma, tu hai l'orecchio assoluto?"
mamma doda: "io ho l'orecchio assolutamente molto relativo."
c'ho i cromosomi di razza, io.
oggi mi piace da pazzi schiacciare pulsanti.
schiacciare il pulsante del computer e sentire il suo ronzio dopo giorni e giorni di silenzio. e scoprire che non era affatto rotto, ma bastava schiacciare prima quello dietro, di pulsante.
schiacciare il pulsante del cellulare, sapendo che ci sarà un messaggio, c'è, c'è.
schiacciare il pulsante del gas, e rischiacciarlo, e rischiacciarlo, che dopo due anni che abbiamo messo questa cucina nuova ancora non ho imparato come si fa a far rimanere la fiamma accesa. comunque, schiacciarlo e rischiacciarlo, e mettere su la cuccuma (cuccuma cuccuma cuccuma posso scriverlo anche io tante volte fede? cuccuma cuccuma cuccuma cuccuma cuccuma cuccumaaaaa) e sapere che tra due minuti passerà il caffé. passerà senza salutare, perché dicono che il caffé fa male. ma per me è salutare lo stesso.
schiacciare il pulsante sky sul telecomando e scoprire che ci sono di fila i simpson, dharma e greg, friends, e.r., i griffin e potrò neutralizzarmi davanti alla tv fino al rincoglionimento, che ogni tanto ci vuole.
schiacciare il pulsante play dello stereo e sentirlo cantare if you're traveling in the north country fair where the winds hit heavy on the borderline, e pensare a tante cose che mi fanno sorridere.
schiacciare pubblica post e poi spegnere il computer, che mi stavo disintossicando e non era niente male.
primo colloquio di lavoro della mia vita. tanto per essere più divertente, in inglese. tanto per essere più inquietante, me lo fissano solo un giorno prima. arrivo con i miei due minuti di ritardo all'interporto nord di torino, dove non esistono nomi di vie, numeri civici, cartelli e soprattutto forme di vita a cui chiedere informazioni. unica indicazione scritta sul foglietto che svolazza sul mio cruscotto, "di fronte alla dhl". dopo aver vagato a vuoto in strade sconosciute e come sempre senza benzina per circa venti minuti, incrocio un furgoncino della dhl. inversione, inizio dell'inseguimento selvaggio al camioncino, e finalmente arrivo davanti al palazzo della nbc. al cancello attende un uomo della security che impugnando un mitra mi chiede di consegnargli un documento. io trafelata per il ritardo, terrorizzata per il colloquio e non meno per il mitra che mi fissa tra le braccia del tizio (enorme! il tizio, non il mitra) mi avvicino frugando nella mia borsa e tiro fuori con la disinvoltura di uno criceto su una ruota scivolosa come uno spaghetto quando lo risucchi (questa mi è stata suggerita dalla regia, declino ogni responsabilità) la prima cosa che al tatto mi sembra delle dimensioni del mio portafoglio. mi stampo un sorriso del tipo "nun me fai paura neanche un po'" e allungando il braccio porgo all'energumeno un fantastico lines seta ultra nella sua inconfondibile carta vuola che neanche mike bongiorno senza occhiali a un chilometro di distanza potrebbe non riconoscerlo... avrei voluto uscire per un attimo dal mio corpo per vedere la mia faccia in quel momento, o almeno riuscire a guardare almeno per un attimo la faccia di lui prima di scappare in macchina a recuperare il portafoglio dimenticato. non sono riuscita a fare nessuna della due cose, ma la carta del lines è arrossita. il colloquio almeno sembra essere andato bene. ora vado che in regia hanno fame.